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[The first Italian food and wine guide] Commentario de le più notabili et mostruose cose d’Italia et altri luoghi, di lingua Aramea in Italiana tradotto. Con un breve catalogo de gli inventori de le cose che si mangiano et beveno, novamente ritrovato

[The first Italian food and wine guide] Commentario de le più notabili et mostruose cose d’Italia et altri luoghi, di lingua Aramea in Italiana tradotto. Con un breve catalogo de gli inventori de le cose che si mangiano et beveno, novamente ritrovato

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[The first Italian food and wine guide] Commentario de le più notabili et mostruose cose d’Italia et altri luoghi, di lingua Aramea in Italiana tradotto. Con un breve catalogo de gli inventori de le cose che si mangiano et beveno, novamente ritrovato

by [Lando Ortensio (Milano, ca. 1512-Venezia, 1553)]

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Due parti in un volume in-8°, cc. 71, [1]. Bell'esemplare, con legatura coeva in pergamena. L'opera del Lando è legata con Symeoni, Comentario alla Tetrarchia di Vinegia, 1548.

Provenienza: al frontespizio, antiche annotazioni manoscritte e nota di possesso; Collezione Maria Paola Moroni Salvatori.

Rarissima terza edizione (la princeps, priva di dati tipografici: Venezia 1548). Paleari Hensselr, 414. B.IN.G., 1080.

Il Commentario del Lando - tra i più geniali poligrafi rinascimentali, traduttore in italiano dell'Utopia di Tommaso Moro (1548) - è inoltre assai celebre in quanto alcune sue pagine "illustrano un ideale itinerario gastronomico per le città d'Italia, con riferimento a cibi e vini di cui l'autore mostra di aver acquisito conoscenze di prima mano" (L'arte della cucina in Italia, a cura di E. Faccioli, Torino 1992, p. 275).

"Questo testo costituisce un catalogo etnico-socio-gastronomico estremamente eterogeneo, inserito in un itinerario quasi iniziatico che si snoda attraverso la penisola e la Svizzera meridionale, per concludersi nel Mediterraneo e in alcune terre extraeuropee. Il narratore, un giovane arameo, cittadino dell'Isola degli Sperduti, guidato da un fiorentino proveniente dalla Terra di Utopia, sviluppa una evidente parodia della letteratura di viaggi immaginari, sulla scorta di Luciano di Samosata, e si sofferma su tre categorie principali di soggetti: i cibi, gli uomini, e infine le parole, cui è attribuito un potere rivelatore. Se l'esaltazione del cibo veicola un trionfo comico della corporalità e si connette al tema del paese di Cuccagna, con possibili suggestioni da François Rabelais, in questa vera e propria Utopia rovesciata uomini e donne sono giudicati in base a due grandi criteri, le categorie professionali e i luoghi geografici di provenienza, interpretati a partire da un folto patrimonio di proverbi e stereotipi culturali" (DBI, LXIII).

Riguardo al Catalogo de gli inventori de le cose che si mangiano et si beveno, "si tratta di un elenco di cibi a volte assai peregrini, con l'indicazione dei modi in cui si cucinano e il nome di chi li sperimentò per primo: tutto il libretto, organizzato come una sorta di litania, è costellato di eziologie fantasiose, e popolato di imprevedibili personaggi" (S. Longhi, Lusus. Il capitolo burlesco nel Cinquecento, Padova 1983, p. 63, n. 6).

L'elenco di delizie eno-gastronomiche, declinato anche secondo i dialetti delle varie regioni, annovera:

"que' maccheroni i quali hanno preso il nome dal beatificare: soglion cuocere insieme con grassi caponi e caci freschi da ogni lato stillanti buttirro e latte, e poi con liberale e larga mano vi soprapongono zucchero e cannella della più fina che trovar si possa" (Sicilia); "que' pesci […] che si cucinano e con l'aceto e col vino, con certe erbicine odorifere e con alcuni saporetti di noci, aglio e mandole" (Taranto); "pane di puccia [cruschello] bianco nel più eccellente grado […], pane di Sant'Antemo in forma di diadema, […] vitella di Surrento, […] cacicavallucci [piccoli caciocavalli, sorta di formaggi a pasta dura fatti con latte di vacca] freschi, arrostiti non con lento fuoco, ma prestissimo, con sopraveste di zucchero e cinnamono [cannella]. […] Susameli [involtini con ripieno], mostacciuoli [dolcetti a base di farina e di mosto], raffioli, pesci, funghi castagni di zucchero schiacciate di mandorle, pasta reale, conserve rosate [conserve di frutta profumate con acqua di rose], biancomangiare, […] buoni caponi, […] coscie de pollastri e ali di caponi e spalle di montone, […] percoche [pesche-cotogne]" (Napoli); "ottimi marzapani, gratissimi bericoccoli [albicocche], e saporitissimi ravagiuoli [sorta di formaggini freschi, di forma schiacciata]" (Siena); "seme di popone confetto [candito], piccicata [o pizzicata, insieme di confettini zuccherati, per lo più costituiti da semi di anice], e altre confetture senza paragone" (Foligno); "caci marzolini, […] pane pepato [pane dolce con aromi], berlingozzi [croccanti] a centinaia, zuccherini a migliaia, […] del trebbiano [celebre vino greco di Somma Vesuviana]" (Firenze); "un biscotto che se di tal sorte se ne facesse per le galee non vorreste far tua vita altrove" (Pisa); "le migliori ricotte e le più belle che mai si vedessero dal Levante al Ponente" (Val Calci [valletta sul versante meridionale del Monte San Giuliano]); "buona salciccia, […] marzapanetti, […] Tramarino di San Michele [vino non identificabile]" (Lucca); "salcicciotti i migliori che mai si mangiassero" (Bologna); "salami e […] erbe, frutti e radici confettate, […] certi vinetti, detti Albarelle [vini leggeri], […] buone ceppe [cheppie, pesci di mare], sturioni e buratelli [piccole anguille], […] le migliori torte del mondo" (Ferrara); "buona salciccia e buon trebiano" (Ferrara); la "perfetta cotognata" (Reggio, Mirandola e Correggio); "quel cacio piacentino il quale ha meritato di esser lodato dalla dotta penna del conte Giulio Lando e dal signor Ercole Bentivoglio, […] certe poma dette calte [mele calte, che hanno il profumo della calta o calendola] e un'uva chiamata diola, […] una vivanda detta gnocchi con l'aglio, la quale risusciterebbe l'appetito a un morto" (Piacenza); "cervelato [salsiccia a base di sanguinaccio e cervella] del Peragallo [borgo della Brianza], cibo re dei cibi, col quale […] mangiar delle offelletti e bervi dopo quella vernaciola [vernaccia leggera] di Cassano, d'Inzago e d'Avauro [borgate a est di Milano], […] verdorini [uccelli] della buona delli arrosti, […] la luganica sottile e le tomacelle [salsicce a base di fegato di maiale] di Moncia [Monza]" (Milano); "maroni [castagne] chiavennaschi, […] cacio di Malengo [della Val Malenco, presso Sondrio] e della valle del Bitto, […] truttarelle [piccole trote] della Mera" (Chiavenna); "ottimo pane, vino berzamino [o merzamino, pregiato vino rosso], luzzatelli [piccoli lucci] e ranocchie perfette" (Padova); "passere [pesci-passera], orate, ostreghe, cappesante e ceffali viniziani, […] cavi di latte [panna montata], uccelletti di Cipri, malvagia garba [malvasia asprina] e dolce e ottimo pesce in gelatina che di Schiavonia addurr si sole" (Venezia), ecc..

Quanto ai vini, cfr. Marescalchi-Dalmasso, Storia della Vite e del Vino in Italia, III, 503: "Fra le sue opere facete e satiriche, interessa in modo particolare il nostro tema quel Commentario […] il quale, pur essendo […] zeppo di fantasticherie e stravaganze, tuttavia contiene una quantità di notizie (che non possono essere tutte senza fondamento) sui vini italiani del suo tempo. Leggiamo così che nella magnifica città di Ferrara si bevevano d'estate certi vinetti detti Albanelle […]. E fra i vini da lui raccomandati ricordiamo la Vernacciola di Cassano d'Adda; il Berzamino (Marzemino) di Padova, la Malvagia garba et dolce di Venezia. Buoni vini egli dice che aveva il Friuli, e migliori anche Vicenza. E Brescia oltre alla Vernaccia di Cellatica, vantava i Moscatellli superiori ai Bergamaschi. Ottimo poi era il Moscatello di Taggia […]. Notevoli sono gli elogi che il Lando fa ai vini di Val Telina (Valtellina) 'hor qui bevei vino dolcissimo, et insieme piccante […], quivi sono vini stomatici, odoriferi, tondi, raspanti et mordenti'. E dopo un particolare encomio ad un vino speciale detto 'delle sgonfiate' […] aggiunge che trovansi vini di quaranta, di sessanta et di ottant'anni […]. In appendice a questo suo Commentario havvi un Breve catalogo […], compresi i vini. Indubbiamente trattasi di una sequela di […] tiri burloni giocati dallo strambo Autore all'incauto lettore, ma tale catalogo può, se non altro, dirci quali erano i vini più noti al Landi […]. Ricorderemo i vini del Lago di Como e di Trezzo, i Racesi amabili e Moscatelli di Taggia, i Trebbiani di Modena e di Toscana; i vini del Monferrato […], i vini di Dro e di Tremenne, quelli di Salerno e di Sansevero, i Vicentini, i Retici, i vini di Correggio, il Greco di Somma, i vini della Val d'Elsa e della Lunigiana, i Pisani, quelli del Casentino […]. E infine una quantità di vini aromatizzati, fra i quali il Lando considera utilissimo quello con l'assenzio".

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Bookseller
Chartaphilus - Libri antichi e rari IT (IT)
Bookseller's Inventory #
22
Title
[The first Italian food and wine guide] Commentario de le più notabili et mostruose cose d’Italia et altri luoghi, di lingua Aramea in Italiana tradotto. Con un breve catalogo de gli inventori de le cose che si mangiano et beveno, novamente ritrovato
Author
[Lando Ortensio (Milano, ca. 1512-Venezia, 1553)]
Book Condition
Used - Very Good
Quantity Available
1
Publisher
per Bartolomeo Cesano
Place of Publication
Venice
Date Published
1554
Weight
0.00 lbs
Keywords
Gastronomy Food Wine

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Chartaphilus - Libri antichi e rari

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